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L'educazione alla salute: tra famiglia e scuola
Un recente studio (febbraio - marzo 2004) condotto dall'Istituto DOXA per conto di FEDERALIMENTARE allo scopo di conoscere le abitudini dei bambini ( 6-11 anni) e dei giovani (12-17 anni) relative all'alimentazione, all'attività motoria e al benessere fisico, ha evidenziato che la maggior parte dei giovani conosce i comportamenti connessi ad uno stile di vita corretto, ma la complessità e i ritmi della quotidianità pongono degli ostacoli all'adozione di buone pratiche, soprattutto per quanto riguarda il movimento.
Dall'indagine emerge una figura di adolescente pigro ed insoddisfatto, poco propenso a svolgere attività motoria, scontento della propria forma fisica: un bambino su due ed un giovane su tre si muove a piedi meno di 30 minuti al giorno, il 39% desidera un corpo più snello, il 19% un aspetto più robusto.
Di certo i cambiamenti economici, tecnologici, sociali e culturali intercorsi negli ultimi 50 anni, hanno determinato una vera e propria rivoluzione nei modi di vita giornalieri dell'uomo: dagli spostamenti per lo più a piedi, all'utilizzo massiccio dei trasporti pubblici o privati, dal cibo, preparato con cura e consumato tutti riuniti intorno ad un tavolo raccontandosi gli accadimenti della giornata, ai pasti fuori casa durante le brevi pause di lavoro o nei luoghi di socializzazione divenuti sempre più frequentemente spazio abituale per l'incontro con gli amici. Anche la sana scampagnata domenicale di un tempo è sostituita da gite automatizzate, con interminabili code ai caselli autostradali che consumano gran parte del tempo a disposizione.
Le attività lavorative e il tempo libero, sempre meno impegnativi dal punto di vista del consumo energetico, le abitudini alimentari diverse da quelle tradizionalmente basate su pasti preparati e consumati in famiglia, necessariamente si riflettono sugli attuali comportamenti e modelli di vita di bambini e adolescenti, per i quali si fa sempre più difficile l'acquisizione di corrette e motivate abitudini ad una vita attiva e ad una sana alimentazione. Tali abitudini risultano invece essenziali per la salute e il benessere della persona, in quanto proprio le scorrette scelte alimentari e la sedentarietà rappresentano non solo per gli adulti, ma anche per i ragazzi e i giovani, fattori elevati di rischio per l'insorgenza di sovrappeso, obesità anche infantili che a loro volta possono determinare ed aggravare diverse malattie, nonché per le possibili conseguenze di natura psicologica. Questi dati sono posti in particolare evidenza dai risultati di ricerche e indagini realizzate a livello nazionale ed internazionale dalle quali emerge che le cosiddette malattie non trasmissibili rappresentano attualmente la causa prima di morte e di disabilità nei paesi industrializzati. Per quanto riguarda specificatamente il diffondersi del fenomeno del sovrappeso e dell'obesità, la comunità scientifica internazionale, pur essendo concorde nel ritenere che esso è causato da numerosi e complessi fattori che interagiscono tra loro (sesso, età, patrimonio genetico, condizioni socio-economiche, ambientali e culturali), è altresì concorde nel riconoscere un ruolo sempre maggiore agli scorretti stili di vita basati su una limitata attività fisica ed un corrispondente stile alimentare squilibrato.
Le percentuali di crescita del "fenomeno obesità" sono del resto allarmanti: dalla fine degli anni Ottanta alla fine degli anni Novanta è aumentata tra il 10% e il 40% nei diversi paesi europei. Il dato più significativo evidenziato dalle ricerche è che le malattie croniche non trasmissibili sono in gran parte prevenibili, ed i principali fattori di rischio, tra cui gli errati stili di vita, sono modificabili.
Dalle stesse indagini si rileva che tali fattori di rischio sono ben noti ad adulti e giovani; il problema da affrontare oggi diventa pertanto "come" modificare stili di vita ormai radicati nelle abitudini della popolazione nelle diverse fasce di età.
I bambini e i giovani con problemi di peso, a rischio di patologie future, sono troppo spesso figli non dell'ignoranza, quanto piuttosto della superficialità, della disorganizzazione, della distrazione.
Certo, mettere in pratica i buoni propositi non è semplice, ma i bambini sono carta assorbente: le figure parentali a loro più vicine rappresentano i modelli prioritari ed indiscussi di riferimento; gli adulti quindi, hanno l'obbligo di non abdicare al loro ruolo di educatori. Alla famiglia, primo naturale contesto socializzante in cui si trova inserito il bambino, spetta il difficile ma stimolante compito di seguirlo passo passo nella sua crescita, formarlo in tutti gli aspetti della persona per renderlo, da adulto, artefice consapevole della sua vita, soggetto attivo e capace di scegliere, in ogni campo dell' esistenza, il meglio per sé e per gli altri. Tutti i genitori, nella consapevolezza che l'età evolutiva è la fase della vita maggiormente implicata con la comparsa di scorrette abitudini, hanno il dovere di creare le condizioni favorevoli affinché i loro figli instaurino un rapporto sano con il proprio corpo, attraverso l'esercizio di un'autodisciplina che, mentre genera benessere fisico, si struttura anche come tratto permanente e qualificante della personalità.
La scuola condivide con la famiglia questo ruolo educativo e dunque, se in seno al nucleo famigliare si strutturano i primi modelli di comportamento corretti, spetta alla scuola, in parallelo, consolidarli e proteggerli da stimoli devianti.
I risultati di una recente indagine (inserire link) condotta in 5 stati membri dell'Unione Europea (Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia e Repubblica Ceca) su "Cosa pensano gli Europei della loro alimentazione e della loro salute?", ha evidenziato che i programmi di educazione scolastica sono considerati di gran lunga il mezzo più efficace per promuovere salutari stili di vita e abitudini alimentari equilibrate: in tutti e cinque i Paesi coinvolti essa infatti risulta al primo posto tra cinque possibili opzioni, con una media del 43% di risposte.
L'azione educativa e formativa della scuola risulta quindi essenziale per favorire l'acquisizione e la messa in pratica di quelle conoscenze e competenze che, in modo motivato, possano condurre a stili di vita orientati al benessere e alla prevenzione.