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STILI DI VITA:
PROPOSTE OPERATIVE
Questa sezione contiene proposte per la realizzazione, nella scuola primaria e secondaria di I grado, di percorsi finalizzati a far acquisire agli alunni, attraverso attività motivanti, comportamenti responsabili e consapevolmente orientati alla ricerca di uno stile di vita nel quale benessere fisico e benessere mentale costituiscano un binomio inscindibile.
Un filo conduttore lega le diverse proposte in una sequenza significativa, che investe orizzonti progressivamente ampliati del comune tema della salute e del benessere: l'attenzione, prima rivolta alla dimensione individuale ("Conoscere il proprio corpo"), si sposta successivamente sulla relazione tra l'io e gli altri ("Dal video-game alla palla prigioniera"), mette poi a fuoco il rapporto uomo-spazio di vita-storia ("Muoversi con gusto"), individuando un percorso di responsabilità che dal rispetto di sé conduce a quello nei confronti della collettività e dello spazio vicino e lontano.
Gli itinerari didattici qui presentati vengono offerti non come modello da seguire pedestremente ma quale spunto di riflessione e tutt'al più quale schema di lavoro da adattare a specifiche esigenze; in particolare ogni intervento educativo volto a promuovere nei giovani stili di vita ritenuti corretti e salutari deve tener conto di una serie di fattori che incidono in maniera significativa sulla loro motivazione nei confronti dei comportamenti proposti, specie quando si tratta di pratica motoria e sportiva.
La teoria della "azione ragionata", elaborata dagli psicologi americani Fishbein e Ajzen, sostiene, infatti, che la scelta, da parte dell'individuo, di adottare o non adottare un determinato comportamento è il frutto di un processo intenzionale al quale concorrono due elementi fondamentali: l'attitudine personale e la norma soggettiva.
L'attitudine personale rappresenta la disponibilità interiore di una persona nei confronti di un preciso comportamento, disponibilità che è condizionata sia dalle conoscenze possedute in merito al comportamento in questione sia dalle esperienze pregresse, legate allo stesso comportamento. Perciò l'attitudine individuale nei confronti di una qualsiasi attività, anche motoria o di uno sport è, in parte, il risultato di un vissuto che ha ben predisposto o al contrario ha generato un atteggiamento di rifiuto.
Una componente dell'attitudine personale è anche l'inclinazione individuale verso un'attività rispetto ad un'altra, inclinazione presente già forse su base genetica, ma nella maggior parte dei casi effetto dell'educazione ricevuta, anche in forma subliminale, che condiziona l'immagine mentale del mondo e le scelte dei bambini.
Per norma soggettiva si intende, invece, la percezione che un individuo ha delle aspettative che gli altri, quelli che hanno peso nella sua vita (familiari, compagni, insegnanti ...) nutrono nei suoi confronti in relazione ad uno specifico comportamento; nel contesto educativo è molto importante riuscire ad identificare la "norma soggettiva" del singolo alunno, perché le reazioni delle persone per lui significative e le loro attese possono generare un senso di insicurezza, indurre il timore di non essere all'altezza delle richieste e conseguentemente una forma di rifiuto preventivo. La percezione che un bambino ha della sua capacità di raggiungere un obiettivo può quindi influire, in maniera determinante, anche sulla sua disponibilità ad intraprendere una pratica fisica o sportiva; questa percezione che spesso è frutto di un'educazione poco attenta alle reali esigenze e alla fragile sensibilità dei bambini, può indurre atteggiamenti rinunciatari molto difficili da destrutturate se tardivamente identificati.
Tutti questi fattori vanno tenuti in considerazione se si vuole aiutare i giovani a crescere "fisicamente sani" e predisporli benevolmente alla pratica motoria. L'interrelazione di questi fattori, che costituisce il quadro di riferimento su cui inserire l'intervento educativo, può, ovviamente, essere analizzata e valutata solo in sede di personalizzazione dei percorsi didattici in relazione alle diversità individuali.
Considerato che il processo educativo orientato allo sviluppo di corretti stili di vita nei giovani può attuarsi unicamente attraverso l'azione sinergica di scuola e famiglia, si ritiene opportuno premettere alcuni suggerimenti rivolti ai genitori.
Nel contesto di una realtà che rende difficoltosa l'adozione di un modello di comportamento improntato al benessere, è, infatti, di fondamentale importanza l'impegno consapevole delle famiglie nel ritagliare, fra le maglie dei frenetici ritmi attuali, uno spazio di riflessione che consenta scelte ponderate per il bene dei propri figli.
Recenti ricerche, svolte negli Stati Uniti, confermano la fondatezza dell'idea che la cena in famiglia abbia effetti decisamente positivi sul comportamento dei giovani.
Una recente indagine effettuata dalla Columbia University di New York su un campione di ragazzi dai 12 ai 17 anni ha evidenziato come gli adolescenti che mangiano in famiglia due volte a settimana o meno hanno una probabilità di 1,5 volte in più di fumare, bere o usare sostanze illecite rispetto a quelli che cenano in famiglia dalle 5 alle 7 volte a settimana.
Uno studio dell'Università del Minnesota ha messo in luce che hanno meno probabilità di soffrire di disturbi alimentari le adolescenti che cenano frequentemente in famiglia in un'atmosfera serena. La dott.ssa Barbara Fiese, studiosa delle abitudini e dei rituali delle famiglie all'Università di Syracuse, ha segnalato che "cenare regolarmente in famiglia è un'opportunità per sviluppare un senso di appartenenza al nucleo familiare" .
E' stato inoltre dimostrato che cenare insieme contribuisce a migliorare il modo di esprimersi dei piccoli e struttura abitudini alimentari corrette.
Le ricerche complessivamente indicano che i genitori sono un modello per le abitudini alimentari dei loro figli.

Suggerimenti
- Suggerimenti per le famiglie