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Cultura e istruzione nel Secondo dopoguerra. La funzione educativa dei musei.

Le prime esperienze di didattica museale in Italia
Negli anni '50 e '60 il tema della didattica dei musei si era già esteso a numerosi ed importanti Musei italiani, quali: la Galleria Nazionale di Arte moderna, il Museo Poldi Pezzoli di Milano, la Pinacoteca di Brera, la Galleria degli Uffizi di Firenze, la Galleria Borghese di Roma, il Gabinetto Nazionale delle Stampe, il Museo Etrusco di Villa Giulia, i Musei Comunali di Roma, il Museo del Sannio di Benevento, il Museo Nazionale di Reggio Calabria e quello di Messina, il Museo della Scienza e della Tecnica di Milano.

La Pinacoteca di Brera
Pinacoteca di Brera La Direttrice dell'Istituto, Fernanda Wittgens, allo scopo di favorire la partecipazione di tutti alla cultura cittadina, decise di promuovere numerose iniziative, tra le quali ricordiamo:
  1. ricerche per approfondire le modalità di apprendimento dei bambini posti di fronte ad opere d'arte (in collaborazione con l'Istituto di Psicologia dell'Università di Milano);
  2. visite guidate gratuite la domenica mattina, come positivo impiego del tempo libero;
  3. svolgimento di corsi di educazione artistica presso centri culturali e biblioteche rionali.

La sezione didattica della Galleria degli Uffizi
La Galleria degli Uffizi, a seguito della Circolare del la Pubblica Istruzione, istituisce un'apposita Sezione Didattica (in base alla C.M. 128/1970 del Ministero P.I.) sotto la guida della dr.ssa Maria Fossi Todorow.
La prima iniziativa riguardò lo studio di una precisa metodologia estetica e graduale per gli alunni delle scuole elementari e medie, in quanto spesso a questo livello di studi si concludeva la formazione di gran parte della popolazione. Si decideva perciò, - d'intesa con il Provveditorato agli studi di Firenze - di offrire visite guidate a tutte le scuole statali dell'obbligo. In questa occasione fu predisposto uno schema di "visita tipo" (vero prototipo di "manuale di didattica museale") contenente consigli pratici di natura organizzativa (orari, percorsi di visita, servizi, ecc.), schede critiche essenziali riguardanti le opere scelte per la visita, una breve storia della Galleria e alcune nozioni di base sulle tecniche artistiche. Importante era il modello di metodologia da usare con le scolaresche fornito alle "guide didattiche": conoscenze storico-artistiche essenziali su ogni specifico argomento, principi e tecniche di natura pedagogico-didattica atti a sostenere un dialogo educativo con le scolaresche. Tale dialogo, infatti, sulla base di esperienze varie italiane e internazionali, si basava sul principio della "libertà guidata" per cui - pur soddisfacendo ogni spontanea curiosità ed ogni più imprevedibile domanda degli alunni, si mira a guidarli ad una lettura dell'opera secondo precisi criteri. In pratica, partendo dall'identificazione dettagliata dell'opera d'arte, si passa ad un'analisi stilistica che allargandosi via via con confronti opportuni, deve portare ogni ragazzo ad una percezione sempre più viva dell'opera stessa. In definitiva si cercava di evitare ogni appesantimento nozionistico, riducendo al minimo essenziale le notizie storiche (da sviluppare a scuola), per poter soddisfare nel modo più opportuno le curiosità tecniche dei ragazzi.


La Galleria Borghese di Roma
Le prime sperimentazioni condotte alla Galleria Borghese di Roma risalgono agli anni '60, per iniziativa dell'allora direttrice Paola Della Pergola. Fu costituita un'équipe di ricerca interdisciplinare allo scopo di studiare i modi più opportuni per avvicinare il grande pubblico al museo nella prospettiva indicata dal citato convegno "Il museo come esperienza sociale". In questo ambito furono elaborati appositi strumenti di indagine e promosse visite guidate soprattutto per le scuole e i corsi di alfabetizzazione per gli adulti. Tutto il lavoro veniva attentamente progettato e verificato. Gli operatori museali si recavano personalmente presso le scuole e le borgate romane per conoscere direttamente gli interessi e i bisogni di cultura. Sulla base di queste esperienze venne elaborata una metodologia di visita alla Galleria stessa. I principi di base erano i seguenti: "conoscenza dell'esistenza del museo (o del monumento locale), libertà assolutanell'accostamento all'opera d'arte (interesse spontaneo), osservazioni in gruppo, inquadramento dell'opera (o del monumento) nel suo contesto storico-culturaleoriginario, rapporti dell'opera con l'ambiente attuale, la vita quotidiana."
Come si vede si mirava ad un approccio "significativo" al museo, in relazione alla reale "matrice cognitiva" del potenziale visitatore. Era possibile, così, predisporre flessibili ed efficaci itinerari di visita "secondo una serie di connessioni logiche, tali da ottimizzare quantità e qualità dell'apprendimento, evitando rischi di sovraffaticamento, dispersività o, viceversa, sottoutilizzazione del museo stesso. Assumendo, ad es. un tema di studio quale le opere del Caravaggio, si procedeva con richiami a figure mitologiche, riferimenti alla cultura e alla società dell'epoca, ecc. seguendo un ordine di "discorso" attraverso gli oggetti e le opere esposte.


La sezione didattica del Museo Poldi Pezzoli di Milano
La sezione didattica del Poldi Pezzoli fu istituita nel 1973 per iniziativa del Direttore del Museo Alessandra Mottola Molfino. Scopo della Sezione era quello di studiare i problemi dell'approccio al museo da parte dei ragazzi delle scuole dell'obbligo di Milano e provincia (dalla quarta elementare alla terza media). Gli itinerari di visita proposti per "temi", sulla base delle raccolte contenute nel Poldi Pezzoli erano i seguenti: il ritratto, il paesaggio, le immagini sacre, le armi, le oreficerie,l'arredamento, gli orologi, le tecniche artistiche. Dopo la proiezione di una serie di diapositive, i ragazzi percorrevano gli itinerari scelti, accompagnati dalle guide che li sollecitavano al dialogo e alla riflessione sulle opere esposte, sulle tecniche di realizzazione, sul loro valore storico, sul loro uso.


La Galleria d'Arte Moderna di Roma
L'attività didattica della Galleria d'Arte Moderna di Roma inizia dal 1945, nella prospettiva di rendere il museo un centro produttore di cultura in funzione soprattutto educativa, come "parte costitutiva ed integrante del sistema dell'informazione e della cultura di massa", una specie di università popolare", secondo le parole di Palma Bucarelli, direttrice della GAM. Particolarmente innovative, da questo punto di vista, furono le metodologie adottate per aprire realmente il museo a tutti i cittadini. Per dare al grande pubblico una prima significativa idea del mondo dei musei si è deciso di avviare un programma dedicato a tutti i tipi possibili di mostre didattiche, formate, per lo più, da materiale documentario, didascalico: basti ricordare, a titolo indicativo, l'interessante mostra dedicata alla teoria del colore di Itten.








 
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